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I segni di due rivoluzioni che coinvolgono direttamente anche noi di The Absolute Audiophile sono ormai evidenti. Ma come spesso succede, la maggioranza dei protagonisti ne è inconsapevole o non vuole vedere l’ampiezza e l’intensità dei cambiamenti che si annunciano. E di cui si fa un gran parlare, spesso più per negarli che per prenderne coscienza. L’avvento della musica registrata ad alta risoluzione ne è un esempio che coinvolge sia le aziende che i consumatori. È un fatto pacifico che la musica liquida sia uno spin-off dell’informatica, molto più di quanto non lo sia stato ad esempio il compact disc. Eppure, salvo poche eccezioni, l’approccio delle aziende oscilla tra il dilettantesco e il negazionista.
Il risultato sono dei prodotti semplicemente trasportati dal mondo informatico, con tutte le complessità del caso. E nessuna delle “lezioni apprese” dell’informatica (dal beta testing, alla facile aggiornabilità del software) sembra invece essere stata ancora recepita nel mondo audiofilo. Dall’altro c’è l’ostinata persistenza di abitudini che sopravvivono all’illogico. Prendiamo il vinile. C’è un ritorno di fiamma per questo formato. Anche se riguarda neppure il 2 per cento del mercato. Va tutto bene se parliamo di registrazioni pre-era digitale. Ma le nuove registrazioni nascono digitali. Che senso ha trasformarle in analogico per “fissarle” sul disco nero piuttosto che renderle disponibili in alta definizione digitale? L’altra rivoluzione è quella del giornale elettronico. La carta ha un costo ambientale e industriale che non possiamo più permetterci. Gli e-reader portatili offrono l’opportunità storica per cambiare l’editoria senza ucciderne i fondamentali, anche economici. Ma non ditelo in giro: per alcuni è meglio una rivista di carta morta che una elettronica, ma viva.
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