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L’arrivo del CD a metà degli anni 80, e la successiva ondata di sistemi digitali che ha segnato l’ultimo quarto di secolo dell’audio (di qualità e non), un merito di sicuro lo ha avuto: ha fatto quasi scomparire le legioni di auto-costruttori convinti di possedere la soluzione definitiva al buon ascolto.
Premetto: non ho nulla contro chi, da dilettante o in maniera semi-professionale, si cimenta con la progettazione e la costruzione di prototipi di macchine da musica. Anzi, quando avevo venti anni lo “stereo” era la frontiera tecnologica con cui quasi tutti i giovani si confrontavano. Ed è la ragione per cui, oggi, il nucleo duro degli audiofili ha un tratto fisico comune: i capelli bianchi (per chi ancora li ha). Ma ho sempre detestato la retorica apodittica del “l’ho fatto io, dunque è il miglior oggetto del mondo”.
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